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Quando è nato il progetto del Supporto Psicologico alle famiglie militari con l’Altra Metà della Divisa, eravamo piene di entusiasmo, ma non abbiamo creduto che sarebbe stata una strada in discesa. Ad oggi infatti, guardandoci indietro e facendo un bilancio tra quanto speso e quanto guadagnato soprattutto in termini di fatica ed energie, siamo decisamente in perdita. Eppure siamo ancora qua, a combattere mille battaglie nascoste, spesso al fianco di famiglie che preferiscono vivere i loro disagi in completo anonimato. Spesso ci siamo chieste quanto questa riservatezza servisse ai fini del progetto e del lavoro sul campo, consapevoli che il silenzio ci  avrebbe portato solo ulteriori difficoltà, per noi è sempre stato più importante mettere al centro la persona e la sua famiglia. Al di là del grado, dell’Istituzione, dei sistemi politici, dei meccanismi di favoritismo, dell’impatto mediatico. Al di là di tutto.

La credibilità ce la siamo costruite silenziosamente e dietro le quinte. Le persone che si rivolgono allo sportello lo hanno conosciuto attraverso il web, ma ancor più attraverso il passaparola. Pochissimi Comandanti ci hanno aperto le porte dei loro Reggimenti, a quei pochi che si possono contare sulle dita delle mani, non possiamo che rivolgere un caloroso grazie per il loro coraggio, per l’attenzione alle famiglie, per la comprensione che hanno avuto per gli uomini e le donne che stanno dietro quella divisa. L’augurio è che altri e sempre più numerosi Comandanti siano illuminati dalla stessa consapevolezza.

L’Altra Metà della Divisa si è sempre proposta come soggetto attivo sul piano nazionale, in una politica volta a promuovere azioni di volontariato e di supporto alle Famiglie Militari, in materia di ascolto e di prevenzione del disagio. Non ci siamo mai tirate indietro quando chiamate dai Reggimenti o da altre Associazioni, per seminari, convegni pubblici, manifestazioni per le strade. Mai un passo indietro, come gli uomini che ci sono al fianco. Ambizione grande e spesso contrastata, per la quale abbiamo costruito percorsi di conoscenza e approfondimento della questione “Famiglie Militari”, e attraverso la quale abbiamo costruito un protocollo di intervento che è nostro, unico, sicuramente da migliorare, ma che fino ad oggi ha aiutato tantissime persone. Il supporto psicologico si caratterizza pertanto nell’offrire attraverso la rete di sedi territoriali, un aiuto concreto a quanti si trovano in momenti di disagio esistenziale e necessitano di uno spazio di ascolto e accoglienza che riguardano tutti gli ambiti della vita quotidiana.

Dal 2014 l’Altra Metà della Divisa ha attivato il suo centro di ascolto che è un luogo virtuale e dalle diverse sedi, una in ogni città possibile, ed un servizio gratuito e concreto offerto per tutti i soci che ne facciano richiesta da parte degli psicologi presenti all’interno dell’Associazione. Tale centro, che offre sostegno e orientamento, è aperto ai soci che indossano una Divisa o un’Uniforme e ai loro Familiari. Centrato sui principi del counseling, si pone come obiettivi sia il sostegno della persona in un momento di particolare di disagio sia l’orientamento emotivo con l’individuazione delle risorse, al fine di perseguire l’obiettivo prefissato.

Sebbene gli elementi da cui scaturisce la prima richiesta siano comuni, dai disagi per le partenze   ai rientri dalla missione, con un’attenzione particolare al supporto dei bambini; ci siamo occupati anche di trasferimenti, separazioni, ricongiungimento familiare e qualunque altro evento potesse creare un disturbo nella routine familiare. Abbiamo cercato di creare una Rete solida  con altri professionisti: avvocati, medici, scuole, agenzie immobiliari, centri per l’impiego.

Il percorso dell’utente all’interno del Centro di ascolto dell’Altra Metà della Divisa, comincia con i primi 5 incontri che caratterizzano una iniziale fase di sostegno sull’onda dei principi del counseling e specificatamente una fase di pre-contatto. In essa la richiesta viene accolta, qualsiasi essa sia, perché l’accoglienza è il nostro primo principio. Si costruisce quindi insieme, un percorso di alleanza volta all’analisi della domanda che sia il più possibile funzionale e rivolto alla risoluzione del problema, senza consigliare soluzione precostituite o preconfezionate. Ognuno di noi ha il suo background, la sua storia e le sue necessità. Il nostro compito è aiutare la persona affinché riesca a trovare la propria soluzione, la migliore possibile per sé in quel dato momento.

Se necessario si passa attraverso un eventuale percorso di orientamento, dove è molto importante la costruzione o il riconoscimento del contesto socio-relazionale in cui si vive e l’individuazione e l’uso dei sistemi di supporto personali e sociali qualora presenti. In genere le persone che si rivolgono al Centro, infatti, non hanno una rete sociale solida che li sostenga o, il più delle volte, non vogliono servirsene per l’azione di stigmatizzazione che il “chiedere aiuto” determina spesso nel loro ambiente.

E’ molto complesso riuscire ad ammettere di avere una difficoltà, riuscire ad aprirsi in un processo di fiducia incondizionata, necessario per arrivare a dare un senso al proprio malessere.

Tutto questo si trasforma in uno spazio reale di apprendimento reciproco. Dove si sottolineano le potenzialità e si “costruisce” insieme il futuro che rappresenta sempre un salto nel possibile per tutte le famiglie con la Divisa. E’ un percorso di incoraggiamento, di sperimentazione, di azione e di iniziativa soprattutto verso il futuro. La cosa più importante è che si tratta di un percorso di orientamento verso soluzioni specifiche.

Quando i 5 incontri non sono sufficienti a costruire soluzioni, abbiamo costruito una rete di professionisti terapeuti che lavorano sul disagio profondo attraverso percorsi di psicoterapia. Abbiamo incontrato il Consiglio Nazionale degli Psicologi e abbiamo stipulato convenzioni. C’è una lista foltissima sul sito del CNOP di colleghi che hanno aderito e hanno offerto la propria professionalità. In questo caso però i percorsi non sono più controllati e gestiti direttamente  dall’Associazione ma rimangono ad opera del singolo professionista che non sempre aderisce ai protocolli di intervento dell’Associazione e che ha solo il compito di informare l’Associazione sull’attivazione della convenzione, tra l’altro in forma anonima, e della presa in carico.

E’ un grande ed ambizioso progetto, al quale spesso abbiamo pensato di rinunciare, spossate dagli attacchi e spesso incomprese negli intenti. Non c’è lucro in niente di tutto ciò, se non il desiderio di guadagnare un futuro migliore per le Famiglie Militari, tentare di azzerare il numero di suicidi dei nostri uomini e donne appartenenti alle Forze Armate e dell’Ordine, costruire una rete di sinergie a favore di chi domani entrerà in questo mondo. E non ci sono motivazioni univoche per accedere a questo servizio, a volte basta il semplice bisogno di sentirsi ascolti, di sentirsi compresi in un momento in cui si ha bisogno di appoggiarsi a qualcuno. Anche solo ritrovare un po’ di speranza, costruire relazioni più efficaci in un ambiente nuovo che magari non è stato scelto per aver subito un trasferimento, superare un momento di stanchezza della coppia pressata dalla fatica della distanza, arrivare a comprendere maggiormente il proprio figlio che inizia a mostrare segni di disagio, lavorare sulla stima di sé, minata da conflittualità e incomprensioni lavorative, trovare un contesto accogliente per piangere una perdita.

Il Centro di ascolto e supporto psicologico è tutto questo e potrebbe essere anche di più con l’aiuto di tutti.

L’approccio integrato che si avvale del contributo di diverse teorie e tecniche è costruito su misura e sulla base delle esigenze di chiede aiuto.